Le Collaborazioni Agricole
- 27/11/2010
- Prossime...
Incontro “Mettiamo Radici” 27 novembre 2010
a Lerma (Al) presso la Cantina sociale dell’Alto Ovadese
Presenti all’incontro: G.A.S: GAS Germoglio di Bollate, GAS custodi del Giardino di Rho, GAS Bellezza di Milano, GASP! di Rho, GAS2010 di Rho;
Produttori/Aziende agricole: az. Alloisio Nicola, az. Boffitto Mirco,
az. Bricola Paola, az. Ferrari Annamaria, az. Storace Livio,
az. Rugrà; Coop. Iris;
L’incontro nasce dall’esigenza di fare il punto della situazione sul progetto “Mettiamo Radici” nato quattro anni fa tra alcuni gruppi della provincia nord-ovest di Milano
e i produttori del territorio dell’Alta Val di Lemme e Basso Ovadese (Al).
Premessa: Il progetto è la costruzione di una filiera partecipata tra produttori e GAS,
per la produzione di patate italiane di varietà vivaldi/cicero con metodo di coltivazione
biologica in un territorio di monocoltura della vite, ma che ha sempre visto in passato
la capacità e la vocazione per una biodiversità ed un equilibrio ambientale che permetteva di valorizzare luoghi di campagna, zone rurali preziose.
Perciò un patto di co-produzione che difende oltre al territorio, le radici di agricoltori,
i loro diritti e la loro dignità di persone, uomini e donne.
Gli attori principali sono i produttori, i GAS, e i produttori dei GAS come Maurizio Gritta
della Coop. Iris che ha seguito dall’inizio questo progetto, e che continua a “coltivarlo”.
Attore e gasista protagonista è Giorgio del GAS Bellezza che ha cucito il progetto dall’inizio, insieme a Luigia (Olli) az. Rugrà.
Il progetto è ufficialmente partito nei primi mesi del 2008, ad aprile è stata firmata
la pergamena del patto di co-produzione, inoltre l’anno successivo è stato presentato
a Milano a “Fa’ La Cosa Giusta”, si sono susseguiti articoli ed interviste su Altreconomia,
Carta ed infine a maggio del 2010 è stata pubblicata la storia sul libro “Il Capitale delle Relazioni”, raccolta di progetti concreti dell’economia solidale di questi ultimi 10-15 anni.
Questo patto ha generato una collaborazione con altri produttori del territorio che consegnano periodicamente a diversi GAS milanesi, carne-salumi-vino, sempre bio.
Dopo questa sintesi storica, arriviamo alla sostanza dell’incontro:
punto fermo per i produttori e per i GAS è il positivo risultato del progetto sul territorio sia dal punto di vista della sensibilizzazione di poter concretamente fare un’agricoltura diversa senza chimica, appunto nel rispetto dell’uomo e del suo ambiente, sia dal punto di vista del rilancio e della consapevolezza di costruire rapporti basati su valori non limitati alla transazione commerciale, insomma un altro respiro, un altro orizzonte condiviso, un patto solidale.
Aspetti dal punto di vista dei produttori: scala ridotta delle produzioni, mancato aumento del numero dei destinatari, soprattutto in loco, limitatezza del paniere dei prodotti, problemi di alcuni aspetti più specificatamente agronomici evidenziati in questi tre anni di produzione, mancanza di risorse e di sostegno istituzionale da parte della comunità montana locale dopo l’accorpamento dovuto alle disposizioni nazionali.
Aspetti dal punto di vista dei GAS: difficoltà e scarso coinvolgimento dei GAS piemontesi e liguri e quindi, una ricaduta modesta dell’iniziativa sul territorio rispetto a quella che sostengono i GAS milanesi.
Gli attori del progetto sono ancora convinti che si possa procedere e l’aver mantenuto e rivitalizzato il loro rapporto è segno che si può continuare a costruire insieme.
Il confronto-dibattito ha fatto emergere elementi ed indicazioni preziose per proseguire
il cammino.
Nel dettaglio:
da parte dei GAS c’è l’impegno per una migliore organizzazione delle prenotazioni/ordini,
questo a vantaggio delle quantità da seminare da parte dei produttori, per le consegne
si è costruita una periodicità che pare sia distribuita positivamente su tre trance; da riconsiderare nel momento in cui si affianchino altre produzioni come cipolle e zucche
sperimentate nell’ultimo anno.
I GAS hanno mantenuto fede al loro impegno e continuato la loro azione di stimolo propositivo, il progetto è stato reso pubblico in diversi ambiti (già descritti sopra nella premessa), e l’impegno è sempre orientato nella diffusione del progetto, considerando
l’opportunità di poter organizzare incontri insieme ai produttori; il compito è proprio di aiutare i produttori nei rapporti con altri GAS creando momenti di confronto e di verifica,
lavorando al proprio interno per aggiornare il progetto nel suo sviluppo e sostenerlo con l’acquisto dei prodotti. Tutto ciò ha bisogno di un passaggio importante e qualificante,
la certificazione biologica collettiva di filiera; c’è infatti la convinzione da parte dei gassisti, che dopo tre stagioni ci sono le condizioni per “certificare” il lavoro fatto insieme, inoltre questa “qualifica” è nel dna del patto originario del progetto e certamente sarebbe elemento di slancio nell’approccio con altri gruppi.
I GAS sono disponibili a sostenere questo aspetto insieme ai produttori.
Da parte di produttori c’è la disponibilità concreta a formare un GAS nel loro territorio,
aspetto non secondario per condividere in prima persona uno stile critico di acquisto.
C’è preoccupazione per il cambiamento istituzionale della comunità montana del territorio,
questo fatto non da poco, non garantisce infatti nessun appoggio economico al progetto.
C’è l’esigenza di aumento delle produzioni in modo da realizzare economie di scala, inoltre
è necessario diversificare il paniere dei prodotti per una ricaduta sia temporale sia qualitativa.
C’è la denuncia di alcune difficoltà di carattere tecnico-colturale che riguardano aspetti strettamente agronomici sulle produzioni (ferretto), inoltre sempre la difficoltà di collocare in loco le patate del progetto, anche se un’azienda ha già avviato positivamente il percorso per la certificazione biologica di un ramo d’azienda.
Valutazione sulla possibilità della certificazione collettiva di filiera e dei suoi costi.
Da parte di Maurizio Gritta-Coop.Iris:
Dopo aver ascoltato entrambe le campane, Maurizio ha “coltivato” il progetto per i diversi
aspetti emersi.
E’ passaggio importante stringere di nuovo questo patto fiduciario, trovando la forma
giusta tra produttori e GAS, la famosa “stretta di mano”; conoscere bene sia i protagonisti,
sia gli obiettivi trasparenti messi in comune, in modo che ciascuno sappia come si muove l’altro nell’interesse collettivo.
Per la parte tecnico-agronomica le indicazioni di Maurizio sono state precise:
ciascun produttore ha descritto cosa è stato coltivato negli anni precedenti, le sementi,
i trattamenti, le innaffiature, che stagione è stata, come è stata preparata la terra, ecc…
Maurizio è un contadino come loro e anche il papà di Maurizio, in più ha studiato come rispettare l’ecosistema; quello che vediamo-sentiamo svolgersi sotto i nostri occhi è un insieme di saperi antichi e moderne tecniche. Racconta la storia di Iris, di come ci siano voluti trent’anni perché ora nella vicina Cremona si mangi a filiera corta, consiglia a tutti di leggere il “Capitale delle Relazioni”, perché le persone devono imparare ad organizzarsi dando sostegno alle risorse locali.
I consigli agronomici: per la dorifora sono andati bene i protocolli del biologico, Laser è ottimo, è un insetticida vegetale. Ci sono problemi con il ferretto, Maurizio insegna a preparare il terreno, mai seminare patata dopo il mais, prati stabili, erba medica. Non usare il letame, salvo che sia maturato, come si usava nelle letamaie di una volta –pede pila- all’aperto cumulate a strati, separati da tavole, si usa prima lo strato sottostante. Si sparge sul campo, si copre di terra e dopo novanta giorni, si semina. Spiega come fare le rotazioni delle culture, in modo che ciò che viene coltivato prenda dalla terra/ritorni alla terra, ciò che non serve a chi verrà dopo. Per il ferretto è ottimo il pannello di ricino, un concime vegetale, che al verme non piace. Maurizio suggerisce di provare in alternativa alla varietà vivaldi anche una patata rossa del Trentino…si vedrà.
E’ emerso con chiarezza e competenza , nell’interevento di Maurizio, come si può procedere
alla soluzione dei problemi tecnici di coltivazione, rotazione, preparazione, ecc. fugando molti dubbi e testimoniando che si può produrre biologico aprendo nuovi mercati, anche tramite la commercializzazione dei prodotti con la collaborazione di Iris.
C’è anche la massima disponibilità per una consulenza continua al progetto da parte di Iris, inoltre non è mancato l’incoraggiamento e la fiducia ai produttori sottolineando che il progetto può svilupparsi nel tempo garantendo obiettivi e soddisfazioni.
L’incontro molto intenso volge al termine:
ci alziamo, perché ormai non ascolta più nessuno, ottime cose sulla tavola attendono preparate dai produttori che ci ospitano, gli agnolotti sono innaffiati da vino (naturalmente Pruno Rosso-az. Rugrà) e sono squisiti. Conversazioni interessanti continuano a tavola, alla fine del pasto un gruppo di persone attornia Maurizio e ritorna il tema della cantina sociale. Un posto così bello, nuovo, potrebbe essere il cuore del progetto. Maurizio esorta i presenti a lottare, a non chiedere contributi ma rischiare di persona a poco a poco, “compratela voi!” e ripercorre tutta la storia della Iris e della Fondazione, dove ora si aiutano altre realtà a crescere. Questi racconti infondono la speranza e si mangia e si beve.
Il lavoro comune può portare a rivitalizzare la zona con i suoi abitanti, salvaguardando
il territorio e fornire ai GAS cittadini la possibilità di avvicinarsi alla campagna con i suoi meravigliosi prodotti.
“ …fare biologico, è un modo d’essere –dice Giorgio- significa cambiare il proprio rapporto con la terra da una relazione di ansia ad uno di attesa e fiducia. Questo è lo spirito di patata: Mettiamo Radici non agisce solo sul territorio, ma sotto. Mette le mani nella terra, la libera da ogm, pesticidi. Dall’aratro maligno del pensiero unico. E rivolta il mondo.”
(da Altreconomia, e dal Capitale delle relazioni)
Prossima tappa: è necessario un incontro produttori-GAS per verificare quanto emerso nell’incontro e programmare la prossima stagione 2011-2012, considerando le linee guida
tracciate nel confronto di Lerma.
Alla consegna patate di gennaio 2011 è utile stabilire già una data possibile e relativa logistica, in modo che il tutto si svolga entro max. la metà di febbraio.












