Se penso all’agricoltura italiana vedo la continua diminuzione delle imprese, degli addetti e delle famiglie dirette-coltivatrici, e mi riesce difficile pensare come un giovane oggi possa scegliere il nostro settore per sviluppare le sue idee e creare un lavoro. Provo comunque a fare un’analisi e a vedere prospettive.

L’agricoltura convenzionale di oggi ha espropriato l’agricoltore del proprio ruolo: il contadino non decide più che cosa né quando produrre, o su quale mercato realizzare il proprio reddito. Questo tipo di agricoltore segue solo le politiche europee, implementando economie di scala illogiche e insostenibili già nel breve-medio termine. Segue gli incentivi di qualsiasi indirizzo, senza considerare i problemi dell’ambiente o quelli energetici, e nemmeno il suo reddito reale. A questo aggiungo che dal punto di vista economico il terreno agricolo coltivabile in Italia è inaccessibile: un ettaro di terreno costa fino a 45mila euro, stante le condizioni di vendita sul mercato dei prodotti (tranne per viticoltori, fiorai e poco altro) nessuna coltura può garantire di ammortizzare tale investimento. In Francia, invece, il terreno agricolo costa 5mila euro all’ettaro, e l’investimento di partenza è economicamente sostenibile per chi volesse avviare l’attività agricola. Per un giovane che volesse iniziare, tuttavia, la terra non è sufficiente. Innanzitutto, infatti, deve imparare a fare il contadino: il lavoro dell’agricoltore è un mestiere straordinariamente bello, ma richiede una professionalità che solo in parte può venire dallo studio, il resto s’impara lavorando a fianco di agricoltori già capaci e (a seconda delle coltivazioni) possono servire diversi anni.

Bisogna scegliere d’imparare l’agricoltura biologica, in questo modo l’approccio alla terra è vero sia in termini di conoscenze sia di comportamenti per il rispetto dell’ambiente. Prima di iniziare una propria attività agricola è indispensabile conoscere le tecniche di base per un’agricoltura pulita e naturale. Imparare a riconoscere l’ambiente dove l’attività si dovrà svolgere e, qualora non fosse adatto ai propri scopi, ricostruirlo piantando siepi e filari autoctoni, imparando le rotazioni partendo dalla base fiore-foglia-frutto-radice, molto importante per ricostruire la fertilità del terreno, il controllo delle erbe infestanti, e la qualità e quantità delle produzioni. Adottare lavorazioni del terreno che migliorino e mantengano la fertilità, quindi evitare aratura, fresatura e adottare stabilmente la tecnica del sovescio, ovvero seminare una coltura non per ricavarne una produzione bensì per sminuzzarla e restituirla al terreno.

Ricordarsi che un’azienda agricola deve avere un metodo di conduzione del terreno che rispetti il concetto agro-economico di restituire a Madre Terra ciò che si è tolto, raggiungendo un equilibrio agro-ambientale-economico che darà sostenibilità all’attività e soprattutto non impoverirà i terreni. Individuare le sementi adatte al territorio dove ci si vuole insediare, selezionarle e scambiarle fra produttori.

Imparare l’utilizzo corretto dell’acqua, e irrigare utilizzando tecniche come le manichette a pressione poste sotto la carta da pacciamatura, o interrate. In questo modo, risparmiando il 70% dell’acqua (e l’80 di gasolio), otterremo piante più sane che non avranno quasi bisogno di trattamenti -perché non bagnando l’apparato fogliare, si prevengono moltissime malattie funginee-. Gli eventuali trattamenti, inoltre, devono essere naturali, per rispettare la presenza di tutti gli insetti, utili e dannosi, e la salute del consumatore. Il giovane-agricoltore deve apprendere che il nostro ruolo è quello di interagire con la natura e la terra e non di dominarle o impoverirle.

Un altro importante elemento da acquisire è la competenza per collocare le produzioni: bisogna intraprendere un rapporto diretto con il consumatore, e questo non solo per lo scambio merce-denaro, ma per trasmettere il nostro sapere a chi si alimenta con i nostri prodotti, perché oggi difficilmente il cliente conosce ciò di cui si nutre. Questo porta relazioni e soddisfazioni; dobbiamo organizzarci in piattaforme territoriali di produttori, consumatori e distributori (ne esistono già, e parecchie stanno nascendo). Solo in questo modo diventeremo soggetti attivi nella determinazione dei prezzi. Un giovane che volesse intraprendere l’attività di agricoltore seguendo questi pochi consigli avrebbe la possibilità di farlo.

Resta il problema dell’accesso ai terreni. Due le strade. Una, aggregarsi, mettersi insieme in forma cooperativa. L’altra arrivare a produrre norme, affinché le terre pubblico-demaniali vengano assegnate a fondazioni per la salvaguardia del territorio, che possano affittare ai giovani che vogliono vivere di quest’attività seguendo criteri solidali. Una strada percorribile.

 

Maurizio Gritta, contadino.
Fondatore di Iris, Società Cooperativa Agricola di Produzione e Lavoro

Fonte: Altreconomia.it – leggi l’articolo originale

 

 

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