Nel paesaggio del cibo etico
È il grano saraceno il fiore all’occhiello della Cooperativa Agricola Iris, a Calvatone in provincia di Cremona, dove le coltivazioni sono attuate nel rispetto dell’ambiente.

Là dove si incontrano i fiumi Oglio e Chiese, nel Parco Naturale Oglio Sud, pianura lombarda piegata alla monocoltura, all’improvviso la terra sembra essere transitata in altri lidi, assumendo la forma di paesaggio agricolo. Tra acque e pioppi si delineano coltivazioni sconosciute, campi di bianche infiorescenze e vibrazioni rosate nelle folate di vento, protette da siepi che sembrano riemerse da memorie di antica agricoltura. In realtà un salto nell’avvenire, verso quello che la terra non potrà non essere, luogo di un armonioso e consapevole patto di pacificazione e rispetto tra natura e lavoro umano.

La coltivazione è grano saraceno (Fagopyrum esculentum), poligonacea dai chicchi di forma sfaccettata con cui si produce la tipica farina un po’ scura. Introdotto anni fa dalla Cooperativa Agricola Iris a Calvatone (Cremona), fondata da Maurizio Gritta all’inizio degli anni Ottanta, una proprietà collettiva indivisa di 40 ettari di terra agricola, di cui oggi fanno parte 56 persone, con una filiera cui aderiscono molte aziende di varie regioni italiane. La Cooperativa ha costruito una rete internazionale di relazioni con operatori del biologico e Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), al fine di promuovere il prodotto accompagnandolo con il messaggio etico a esso sotteso.

Capelli biondi, aspetto da pellerossa profetico e sognatore, nato in un ambiente da Albero degli zoccoli anni Cinquanta nella Bassa bresciana, da una famiglia molto povera che gli ha trasmesso l’amore e il rispetto per la terra, Gritta elabora nel suo pensiero di vita e di comunità l’idea di legare l’agricoltura a una visione etica e sociale in cui il prodotto assuma un significato che vada oltre l’utile e l’economico. Un primo ettaro di terra dà inizio nel 1978 al progetto di azienda biologica, ispirato non sull’accumulo ma sul rispetto.

«Chissà se attraverso la terra e il cibo, il rapporto diretto tra produttore e cittadino, riusciremo a fare un lavoro di contaminazione per regolare la convivenza civile delle comunità basata sull’ecologia», si augura.

Il verde luminoso delle coltivazioni, gravido di energia cosmica, impregna di luce il lontano orizzonte alpino ancora innevato, nel vitale moto delle nuvole. Cereali quasi scomparsi in Italia sono stati qui reintrodotti, grani teneri e l’ottimo grano duro ‘Senatore Cappelli”, l’orzo da caffè, il mais “Ottofile”.

«Abbiamo piantato venti chilometri di siepi», dice Fulvia Mantovani, compagna di Gritta e straordinaria collaboratrice, mostrando i filari di viburno selvatico, rosa canina, sambuco e sanguinello, alberi tra cui pioppi e salici, vegetazione locale, preziosi per la protezione naturale del coltivare biologico. In questo metodo non si interviene sulla pianta per la sua crescita positiva, ma sull’equilibrio e la salute del terreno, a cominciare dalle lunghe rotazioni. E dalla speciale pacciamatura di carta che ricopre le coltivazioni degli ortaggi per il riparo dalle erbe infestanti e dalla calura.

Fonte Gardenia nel N. 375 di Luglio 2015, articolo di Costanza Lunardi

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